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Correggere la mappa: perché le vere dimensioni dell’Africa contano
Africa Photography
Pubblicato da gabriel in 3. Buono a sapersi · Sabato 05 Set 2026 · Tempo di lettura 6 minuti
Il 4 settembre 2026, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione che, a prima vista, potrebbe sembrare una semplice questione geografica.

Ma il suo significato va ben oltre la geografia.

La risoluzione, intitolata “Correct the map: rebalancing global cartographic representation and promoting equitable representation of the world’s regions, particularly Africa”, incoraggia l’utilizzo di mappe mondiali che rappresentino i continenti rispettandone le reali dimensioni relative.

Il risultato della votazione è stato netto: 164 Paesi a favore, uno contrario e sei astenuti.

Gli Stati Uniti sono stati l’unico Paese a votare contro.

Estonia, Georgia, Lituania, Moldova, Serbia e Ucraina si sono astenute.

La risoluzione non è giuridicamente vincolante e non vieta l’utilizzo della tradizionale proiezione di Mercatore. Trasmette però un messaggio chiaro: il modo in cui rappresentiamo il mondo influenza il modo in cui lo comprendiamo.

L’Africa non è diventata più grande.

Stiamo semplicemente imparando a vederla correttamente.

Per secoli siamo cresciuti osservando carte geografiche basate sulla proiezione di Mercatore, sviluppata nel 1569 per facilitare la navigazione.

Era uno strumento utile per i navigatori, ma profondamente fuorviante quando si tratta di comprendere le reali dimensioni dei continenti.

Nella proiezione di Mercatore, le aree vicine ai poli vengono ingrandite visivamente. La Groenlandia appare enorme. L’Europa e il Nord America sembrano più grandi e dominanti, mentre l’Africa, situata in gran parte intorno all’Equatore, appare molto più piccola di quanto sia realmente.

Uno degli esempi più evidenti riguarda proprio la Groenlandia.

Su molte carte geografiche tradizionali, la Groenlandia sembra avere dimensioni quasi paragonabili a quelle dell’Africa. In realtà, l’Africa è circa quattordici volte più grande della Groenlandia.

Non si tratta di un piccolo errore visivo. È una distorsione che, per generazioni, ha condizionato il modo in cui immaginiamo il mondo.

Perché è importante per l’Africa
Le mappe non sono oggetti neutrali.

Entrano nelle scuole, nei libri, nei siti internet, negli uffici, negli aeroporti e nei mezzi d’informazione. Influenzano il modo in cui i bambini immaginano le distanze, l’importanza e le dimensioni dei diversi luoghi. Suggeriscono silenziosamente ciò che è centrale e ciò che è periferico.

Quando l’Africa viene rappresentata più piccola, non vengono ridotte soltanto le sue dimensioni geografiche.

Viene ridotta la sua presenza.

Viene ridotta la sua diversità.

Viene ridotto il suo peso nell’immaginario collettivo.

L’Africa non è un piccolo continente ai margini del mondo. È vasta, complessa, antica, giovane, dinamica e straordinariamente diversificata.

Comprende deserti, foreste pluviali, savane, montagne, grandi laghi, sistemi fluviali, città, culture, lingue ed ecosistemi di immensa ricchezza. La sua vera grandezza non è soltanto geografica: è umana, naturale e storica.

Dalla proiezione di Mercatore alla proiezione Equal Earth
La risoluzione delle Nazioni Unite incoraggia l’utilizzo di proiezioni cartografiche più accurate, in particolare delle proiezioni equivalenti, come Equal Earth.

La proiezione Equal Earth, sviluppata nel 2018, conserva molto meglio le dimensioni relative delle masse continentali rispetto alla proiezione di Mercatore.

Anche questa proiezione comporta inevitabilmente alcune deformazioni, perché ogni rappresentazione piana della Terra deve distorcere qualche elemento. Evita però l’effetto più ingannevole della proiezione di Mercatore: l’ingrandimento delle regioni settentrionali e il conseguente ridimensionamento visivo dei continenti situati intorno all’Equatore.

In termini semplici:

la proiezione di Mercatore è utile per la navigazione;

Equal Earth è più adatta a comprendere le dimensioni reali dei continenti;

l’Africa viene rappresentata in proporzioni molto più vicine alla realtà;

la Groenlandia, l’Europa e il Nord America appaiono in dimensioni più realistiche;

la rappresentazione visiva del mondo risulta meno distorta.

Imparare a vedere l’Africa in modo diverso
Per chi viaggia in Africa, la fotografa o ne racconta le storie, questo cambiamento possiede anche un significato emotivo.

Quando ci si trova nel Serengeti e si osservano le pianure scomparire all’orizzonte, l’Africa non sembra piccola.

Quando si sorvola la Tanzania e si vedono fiumi, scarpate, foreste, zone aride e savane apparentemente infinite, l’Africa non appare marginale.

Quando si viaggia dal Tarangire al Ngorongoro, da Ndutu al Serengeti oppure dal Nyerere al Ruaha, spingendosi ancora più a ovest verso Katavi, si inizia a comprendere la vastità del continente in modo diverso.

Non attraverso una carta appesa alla parete di un’aula.

Non attraverso una proiezione deformata.

Ma attraverso l’esperienza.

L’Africa è immensa.

E quando si è percepita direttamente questa immensità, la vecchia mappa improvvisamente appare sbagliata.

Fotografia e percezione
La fotografia ha qualcosa in comune con la cartografia.

Entrambe rappresentano la realtà all’interno di una cornice.

Entrambe scelgono che cosa includere e che cosa lasciare fuori.

Entrambe influenzano la percezione.

Una fotografia può far apparire un animale potente oppure vulnerabile, vicino oppure distante, isolato oppure inserito nel suo ambiente. Una mappa può far sembrare un continente dominante oppure secondario.

È per questo che il modo in cui rappresentiamo la realtà è importante.

Una buona fotografia naturalistica non mostra soltanto un animale. Mostra anche il contesto: la luce, l’habitat, il comportamento, la distanza, l’atmosfera e il rispetto per il soggetto.

Allo stesso modo, una buona carta geografica non dovrebbe limitarsi a mostrare i Paesi. Dovrebbe aiutarci a comprenderne le proporzioni, le relazioni e la realtà.

Una rappresentazione più corretta non è un dettaglio
Alcune persone potrebbero considerare questo dibattito puramente simbolico.

E sì, possiede certamente un valore simbolico.

Ma i simboli contano.

Influenzano le nostre abitudini mentali. Condizionano l’educazione. Determinano il modo in cui raccontiamo luoghi che non abbiamo mai visitato.

Correggere la mappa non risolve le difficoltà dell’Africa. Non modifica i confini, le economie o la politica. Corregge però qualcosa di fondamentale: il linguaggio visivo attraverso il quale il mondo viene presentato a milioni di persone.

È una piccola correzione con un grande significato.

L’Africa non è mai stata piccola.

Era la mappa a esserlo.

Riflessione finale
Per Africa Photography, questo momento ci ricorda qualcosa di semplice ma importante:

per fotografare bene l’Africa, dobbiamo prima imparare a vederla correttamente.

Non come una forma ridotta su una vecchia carta geografica.

Non come un’idea lontana.

Non come una cartolina di safari semplificata.

Ma come un continente vasto, ricco di dimensioni, complessità, bellezza, fragilità e presenza.

Correggere la mappa non è soltanto una questione geografica.

È una questione di rispetto.


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